Introduzione

Carissimi studenti, solcatori del cielo della Verità, eccoci specchiare, in questo nostro lungo viaggio, in questa
immagine d’Albatros, che già in questo nome ci fa mirare
all’alba nuova sorgente, sorgente di una nuova panoramica
che si apre al nostro sguardo, regalo ai nostri occhi
diventati lungimiranti, e capaci ora di discernere - oltre le
difficoltà e al di là delle prime fatiche nell’intraprendere il
volo - il mondo rinnovato, nel quale ci sentiamo di adattarci,
senza mai fermarci in esso, ma sempre proiettati: migratori
verso il meglio che ci è dato nel quotidiano.
Se stiamo continuando in questo cammino che ora ci fa
volare e librare con le grandi ali che ci equilibrano la rotta,
la nostra tenacia vince le nostre fatiche, la nostra gioia ci
riempie e ci sazia nella nostra fame e sete di quella Verità,
che constatiamo avvicinarsi nella sua semplicità naturale e
vera, rendendoci a nostra volta, a sua immagine, quello che
siamo in verità. Signori del nostro cielo e della nostra terra;
non quelli situati fuori di noi, ma quelli nel nostro cuore:
cielo e terra dell’immenso nostro io che si rispecchia in noi
viaggiando nel cielo di quel Mistero, che sentiamo e gustiamo
nel nostro volo, pregustando e desiderando sempre più
di vivere in quell’alba nuova che si distende all’orizzonte, e
che trasformando l’albatros cercatore in un segno di quell’alba
stessa, riflette un raggio di luce nella storia di questo
nostro mondo assetato della Verità.


301

Decimo dono: pregare il sacrificale.
3) Sia santificato il tuo nome.
La santificazione suppone la sua profanazione. Mi viene
da Satana. La comunione e comunicazione: il taglio, la
fuori uscita degli istinti, elevati al comando, e gli spiriti
soggiogati. Il Paterno mi viene inchiodato alla sua uscita,
e poi gli viene imposta la forma istintiva. Profanazione mia
e sua, che mi fa funzionante, perché viva in ogni azione.

 
Pneumatica magia quella del visuato Paterno, che tocca il vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la preghiera del
dire egoisticale, ed ecco uscir fuori la preghiera del fare
sacrificale. Al suo Gesù si accosta pregandolo, e vuole che
altrettanto facciamo anche noi. Quando pregate, dite: Padre
nostro. Preghiera sacrificale, tutta da fare. Bene appellato,
bene collocato: che sei nei cieli. Bene augurato: Sia santificato
il tuo nome. La santificazione del suo nome suppone in
atto la sua profanazione. Luoghi, cose, e persone a Lui consacrate,
solo in modo improprio le diciamo profanate.
1) La vera profanazione si compie sul Padre. Il via l’ha dato
Lucifera: prima verbalmente, poi realmente. Sul Padre
angelicato, Lucifera lancia il grido: A morte il Padre!, e
prontamente te lo trascina alla morte dell’amore.
2) Per il Padre è la vera santificazione. Non si danno né
acqua santa, né luoghi santi, né terra santa. Il Padre è
Santo: il vivente di amore sacrificale: colui che vivendo
la sacrificalità del suo amore, accetta di subire la profanazione
per mano delle sue creature, ora per il tempo,
ora per l’eterno. L’augurio prende corpo e chiarezza di
‘Viva il Padre!’ sacrificato dal suo amore. Prima l’augurio
verbale, poi la santificazione reale, cui cooperare, io
con lo Pneuma. Ma per passare alla sua santificazione è
urgente che io conosca la sua profanazione.
Facciamo parola della nostra, che Satana ci ha imposto da
vivere in ogni singola azione. Il Padre è eternale sacrificazione
per la sua cessione epropriata in personificazione di
Figlio, senza morizione. È eternale piccolazione. Lo è tendenziale,
per questo si fa metamorfosale, riducendosi a un
concentrato sommo di potenzialità di amore vivibili al
sacrificale. Così al mio incominciare mi si cede espropriato,
da vivere al sacrificale moribile. Corpo animato e spirito
spiritato è l’uomo al suo vivere avviato.
Mi trovai una comunione armoniosa tra umano e divino:
dallo spirito, alla materia un solo impegno: vivere in ogni
mia azione l’amore Paterno al sacrificale. Comunione e
comunicazione. Sulla santità originale dell’essere umano
ecco abbattersi la profanazione satanica: con un colpo
vibrato nel punto di congiunzione tra anima e spirito, mi
elimina la comunicazione; da quella recisione, la fuori
uscita dell’istinto. Mi viene elevato al comando, mentre
gli spiriti mi vengono soggiogati. Il raggio di spirito
Paterno cedendosi espropriato si era fatto mio, perché io
vivendolo al sacrificale mi avessi a fare suo. Passaggio di
proprietà che chiamiamo: la sua meità e la mia suità.
Satana emette un urlo: ‘A morte il Padre tuo!’ e con fero-
cia fulminea me lo inchioda alla sua meità: eccolo egoisticizzato.
Ma la profanazione la vuole funzionale. Gli impone
la forma istintiva, pronta a eliminare la sua forma divina.
Il suo amore ha una forma nobilissima: ‘Intelligente
sua libertà sacrificale’. L’istinto ha una forma infima, animalesca.
Gliela impone. Piccolo come si presenta:
‘Accecata sua schiavitù egoisticale’.
Io ne risulto abbassato come persona e innalzato come
animale: una subpersona superanimalizzata. La persona
profanata e il Padre inabissato nella morte dell’amore. In
questa situazione di totale profanazione devo far salire
dalla gola della mia intelligenza prima il grido: ‘Sia santificato’,
‘Viva il Padre profanato’, per lanciarmi decisamente
alla sua santificazione. Siamo pronti a santificarlo?

302

Decimo dono: pregare il sacrificale. 3) Sia santificato il tuo nome.
Novità del Padre visuato. La conferma è da Gesù che si
presenta vestito di sola autorità sacrificale. Il Padre salva
morendo. Si lascia profanare e da chi salva viene santificato.
Augurio verbale ci dà il via alla santificazione reale,
con una chiamata: venga il tuo Regno. Dal ‘tuo’ si deduce
la presenza di un altro regno: l’egoisticale.



Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la preghiera del
dire egoisticale, ed ecco uscir fuori la preghiera del fare
sacrificale. Gesù al suo sacrificale si accosta pregandolo,
e vuole che noi facciamo altrettanto. Quando pregate, voi
dite: Padre nostro. È la preghiera tutta sacrificale che è
tutta da fare. Bene appellato: Padre nostro. Bene collocato:
che sei nei cieli. Bene augurato: sia santificato il tuo
nome. Il Padre è Santo. È colui che vive del suo amore
sacrificale. Vivendone accetta dalle creature la profanazione:
il lasciarsi trascinare alla morte dell’amore.
Lucifera, compiuta la sua impone a noi la nostra da vivere
in ogni singola azione. Ecco la nostra. Interrompe la
comunicazione tra il Paterno e l’umano, ne ricava l’istinto,
che eleva al comando, mentre gli spiriti li abbassa al
giogo. Mi inchioda l’amore Paterno alla sua meità: egoisticizzandomelo,
poi soffoca la forma dell’amore con
quella dell’istinto, e ne viene la ‘accecata sua schiavitù
egoisticale’: istintivizzato.
Un autentico sequestro di persona divina, che Satana mi
ha affidato perché faccia morire anse a anse il Padre mio
umanato. Lo faccio senza alcuna fatica, anzi con sommo
piacere. Ma questo - si obietterà - che Padre è? Non se ne
ha alcuna traccia nell’Antico Testamento, anzi, questa
conoscenza elimina addirittura quella. Ma neppure il
Nuovo Testamento ci dà un qualcosa di simile. Il suo potere,
la sua autorità, il suo dominio, il suo comando, dove
vanno a finire? Un Padre simile è lo zimbello delle sue
creature, tutti ci possono giocare capricciosamente, e fare
impunemente quello che vogliono. Ma non vedi - si obietterà
- che il tuo Padre manca di qualsiasi serietà, e ancor
più di severità? Nessun dubbio sul Padre visuato; ma dalla
prova del Figlio attingo conferma assoluta per voi. Con la
sua autorità sacrificale il Figlio compone la sua metamorfosi
e il dono della nostra salvezza. ‘Non faccio nulla che
non abbia visto fare dal Padre’.
Più del Figlio, e prima il Padre salva morendo. Il lascia
profanare per salvare. Così tutto ha in mano: il bene come
il male. Il male noi lo assegnamo alla sola cattiveria
umana, mentre dipende esclusivamente dal suo piccolare.
Il male lo regola Lui, piccolando.
Profanato salva. E dai salvati ottiene la sua santificazione.
Sicuramente non basta l’augurio verbale della santificazione
del suo nome; esso dovrebbe indurre (avvio) l’orante
alla sua santificazione reale. Come potrei formulare un
augurio e poi non fare nulla perché l’augurio si avveri?
Peggio, fare in modo che non si realizzi? Come posso
augurare buona giornata, e poi mettermi a tramare nascostamente
per rovinare al fratello quella giornata? Se io non
intendo agire con lo Pneuma per la santificazione del suo
nome, onestamente non dovrei augurarglielo, perché subito
dopo Gesù mi impegna in una chiara telefonata chiamata:
‘Venga il tuo Regno’.
Quando in una sala da pranzo tutto è pronto per dare il via
al banchetto nuziale, voi sentite la voce del maggiordomo
che sollecita gli invitati a entrare e a porsi ai loro posti:
‘Vengano gli invitati’; ‘Venga il tuo Regno’: è tutto pronto
per la tua santificazione. Sono pronto ad accoglierlo.
Ma ahimè! Non sappiamo che Regno sia il suo. Con quel
‘tuo’, ci fa sapere che ce n’è un altro che non è suo, ma è
contro il suo. È il regno di Satana.
Quello di Satana ha una sola specificazione: è regno egoisticale.
Distinto, diverso, contrario a quello Paterno.
Regno egoisticale, quello di Satana; sacrificale il Paterno.
Noi siamo nel primo e vi chiamiamo il secondo.

303

Decimo dono: pregare il sacrificale.
4) Venga il tuo Regno.
Per realizzare la sua santificazione devo perorare: desiderio,
disposizione, devozione, stanno nel ‘venga’. Il ‘tuo’
diverso da quello di Satana. Come lo si descrive. La liturgia
vi contrappone quello del Padre, che viene radunato
in una sola espressione: venga il tuo Regno sacrificale. In
quel Regno c’è il suo sacrificale da non perorare; c’è il
nostro, che Satana non ci lascia perorare.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno, che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la preghiera del
dire egoisticale, ed ecco uscir fuori la preghiera del fare
sacrificale. Al suo, Gesù si accosta pregandolo, e vuole
che noi facciamo altrettanto. Quando pregate, voi dite:
Padre nostro. Unica preghiera, tutta sacrificale, e tutta da
fare. Bene appellato: Padre nostro. Bene collocato: che sei
nei cieli. Bene augurato: sia santificato il tuo nome. Il
Padre è Santo: vive del suo amore sacrificale. Vivendone:
accetta dalle sue creature la profanazione: il lasciarsi trascinare
alla morte dell’amore. Lucifera, compiuta la sua,
impone a noi la nostra. Essa si incentra su due operazioni:
l’amore Paterno che mi si è dato da vivere me lo ha egoi-
sticizzato e me lo ha istintivizzato in modo che io per ogni
azione di morte l’abbia a trascinare alla morte. L’augurio
verbale se non è sincero non vale a nulla. Ma se è sincero
mi porta a qualcosa di reale. Che debbo fare per la sua santificazione
reale? Devo perorare. Orare vuol dire pregare;
da qui il termine orazione. Perorare è molto di più di un
orare. È pregare con tutta forza. La forza non è nella ripetizione
o nel martellamento. La forza è nel desiderio: desidero
fortemente. Il desiderio è talmente forte, che prende
forma di un invito ardente. L’invito ha il sostegno di un
forte dispositivo alla accoglienza, ma soprattutto di una
pronta docilità alla sua realizzazione.
Desiderio forte; invito ardente; disposizione accogliente;
devozione facente: sono radunate in quel verbo pregnante:
‘Venga’. Venga che cosa? Il tuo nome sia santificato con
l’arrivo del Regno tuo: ‘Venga il tuo Regno’. Il Regno è
bene individuato: il ‘tuo’, che si contrappone a quello di
un altro: a quello di Satana.
1) Del regno di Satana noi conosciamo il contenuto: è un
regno di menzogna e di morte, è un regno di peccato e di
disgrazia, è un regno di ingiustizia, di odio e di guerra.
2) Volendo contrapporre il Regno del Padre a quello di
Satana, la liturgia della Regalità di Cristo (Cristo Re) ci
descrive così il Regno del Padre: Regno di verità e di
vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace.
Troppe parole descrittive che è bene radunare in una sola:
non solo per semplificare il discorso, ma perché un solo
termine li raccoglie compiutamente. La verità è una sola:
l’amore Paterno è amore: Sacrificale. La vita fluisce unicamente
dal sacrificale. La santità è vivere dell’amore
sacrificale. La grazia è una sola: il dono dell’amore da
vivere al sacrificale. La giustizia è solo la sacrificale.
L’amore è quello sacrificale. E la pace vera è quella sacrificale.
Il Regno del Padre è regno di amore sacrificale.
Così appunto va perorato: venga il tuo Regno sacrificale.
Nel suo Regno va bene distinto il sacrificale suo dal sacrificale
nostro. Il sacrificale suo non va assolutamente perorato
perché parte liberamente dal Padre e si compie anche
se noi lo volessimo impedire. Il sacrificale nostro dovrà
essere sinceramente perorato perché né lo desidero, né vi
sono disposto, né lo accetto devotamente. Il regno di
Satana egoisticale non me lo lascia accettare.

304

Decimo dono: pregare il sacrificale.
3) Venga il tuo Regno sacrificale.
a) Il suo: origine e collocazione umana.
Un sacrificale d’essere o di origine, cui consegue quello
di azione con i tre passaggi. Ambedue incoscienti, non li
faccio entrare nella perorazione. Solo accettazione postuma,
senza accanimento sulla coppia. Come accetto il mio
peccare incosciente mio e dei miei fratelli. Quello d’azione
cosciente vi entra. Perché?

Pneumatica magia quella del visuato Paterno, che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la preghiera del dire
egoisticale, ed ecco uscir fuori la preghiera del fare sacrificale.
Al suo Gesù si accosta pregandolo, e vuole che facciamo
altrettanto. Quando pregate, voi dite: Padre nostro. Unica
preghiera, tutta sacrificale, e tutta da fare. Bene appellato:
Padre nostro. Bene collocato: che sei nei cieli. Bene augurato:
sia santificato il tuo nome. L’augurio va a cadere sulla
profanazione del suo nome. L’augurio verbale vuole con sé
la santificazione reale. Per conseguirla io devo perorare: pregare
con tutta forza. E la forza mi viene da un desiderio grande,
da un invito ardente, da una disposizione accogliente e da
una devozione facente. Nasce così la mia perorazione:
‘Venga il tuo Regno sacrificale’. Nel suo Regno vi abbiamo
ravvisato un sacrificale suo e un sacrificale nostro.
*) Accostiamoci al suo.
Il suo sacrificale ha origine, per metamorfosi Paterna,
dalla sua eternale sacrificazione. Ha la sua collocazione
nella creatura: l’angelica e l’umana. In ogni umana creatura
il Padre ottiene:
1) Un sacrificale d’essere: (il suo sacrificale umanato è il
mio peccato e il mio peccare) il suo raggio di amore
Paterno non appena mi ha raggiunto col battesimo cresimato
mi viene integralmente egoisticizzato e istintivizzato.
Lo chiamo sacrificale d’essere (o di origine),
che ottiene in tutte le umane creature, e non avrà rimozione
fino alla conclusione della vita presente. Dal
sacrificale d’essere ne viene:
2) Il sacrificale di azione. È la profanazione che passa dall’essere
al fare. Un passaggio automatico. Avviene
mediante tre scatti che hanno del magico: a ogni tocco
il mio sentire, a ogni sentire il mio agire, a ogni agire il
mio acconsentire. Il sacrificale d’azione rimane in prevalenza
incosciente, come lo fu quello d’essere.
Sia l’uno che l’altro non li faccio entrare nella mia perorazione;
non ho che da dare accoglienza postuma: rispettosa,
senza alcun accanimento (alcuna arrabbiatura) sui passaggi
obbligati del suo sacrificale. Uno di questi passaggi è la
prima coppia umana. Riesco solo a ricordare un’espressione
che ora mi fa orrore: ‘Tutta colpa di Adamo ed Eva!’.
Non maledico alcuno per il mio sacrificale d’origine e per
il mio sacrificale d’azione incosciente. Ma benedico il
Padre che ama lasciarsi inchiodare da Satana alla sua
meità, e quindi egoisticizzare l’amore, senza neppure che
io lo sappia. Lo benedico per il suo piccolare e per il suo
salvare morendo, senza neppure che la creatura lo sappia.
Non mi devo accanire contro il peccare incosciente dei
miei fratelli; mentre per istinto li giudico e li tratto come
se il male lo facessero sempre a occhi aperti. Più che colpire,
vogliamo illuminare una mente che si sta impetuosamente
annebbiando. Ma la mia attenzione si volge soprattutto
al sacrificale d’azione cosciente.
Il visuato Paterno mi ha fornito di un occhio penetrante, al
punto da farmi vedere e da farmi dire tutto peccato. È questa
la lettura totale di me stesso e dei miei fratelli. Non
avrei fatto entrare nella mia perorazione il mio peccare
cosciente, eppure lo Pneuma mi fa dire: Venga col tuo
Regno sacrificale il mio peccare cosciente.

305

Decimo dono: pregare il sacrificale.
3) Venga il tuo Regno sacrificale: il mio peccare cosciente,
un segno profeticale: mi dice che non si vince, ma si
scioglie col sacrificale suo fatto mio. Lo faccio mio:
a) con l’Agente Figliale
b) Eliminando i motivi egoisticali del mio non voler
peccare.
c) Mi vuol salvare da pericoli gravi del non peccare.
d) Vuol farmi pronto l’impianto coscienziale del mio
sacrificale.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la preghiera del
dire egoisticale, ed ecco uscir fuori la preghiera del fare
sacrificale. Al suo Gesù si accosta pregandolo, e vuole che
facciamo altrettanto col nostro. Quando pregate, voi dite:
Padre nostro. Unica preghiera sacrificale tutta da fare. Bene
appellato: Padre nostro. Bene collocato: che sei nei cieli.
Bene augurato: sia santificato il tuo nome (profanato). Bene
perorato: Venga il tuo Regno. Che Regno? Il tuo Regno
sacrificale: solo il sacrificale può santificare il suo nome
profanato. Nel suo Regno vi abbiamo scorto il suo sacrificale,
che originato dall’alto, si colloca nel basso delle sue
creature. Nell’umana consegue un sacrificale d’essere o di
origine che lo pone in uno stato di profanazione. Il sacrificale
di origine segue quello di azione: dall’essere al fare:
passaggio automatico per lo più incosciente: due sacrificali
che non entrano nella mia perorazione.
Vi entra il suo sacrificale di azione cosciente: è il mio peccare
cosciente. Non lo desidero, anzi lo vorrei bandire dalle
mie azioni. Non lo invito, anzi lo detesto. Non mi dispongo,
anzi mi armo contro. Non gli sono devoto, anzi cerco di
resistere accanitamente. Se non lo voglio, come mai allora
lo prego con tutta la mia forza: ‘Venga il tuo Regno’: il mio
peccare cosciente? Il mio peccare è un segno: che io non
voglio, ma il Padre sì, perché ama piccolare e perché vuol
farlo parlare. Cosa gli vuol far dire? Varie cose, e tutte
importanti assai. Mi dice:
Per non peccare non basta non volere (non vogliamo, ma
pecchiamo); meno ancora basta pregare il Padre perché mi
dia vittoria sul peccato. Il peccare non si vince, ma lo si
scioglie; è la morte dell’amore da mandare in metamorfosi
con un solo mezzo: ed è il sacrificale.
E lo si scioglie unicamente quando mi approprio del suo
sacrificale, può diventare mio. Uno scioglimento non facile
dal momento che devono compiersi varie condizioni:
1) Il Padre col perdurare del mio peccare cosciente mi
vuol convincere che non sono solamente io, ma con me
deve agire lo Pneuma Figliale. Lui è l’Agente della vita
Figliale, ma non entra a fare da coagente. Se l’avessimo
a conoscere, ad amicare, saremmo cogenti. Su di
Lui il Padre ha impegnato la sua fedeltà di ascolto.
2) Mi vuol sciogliere i motivi egoisticali che alimentano il
mio non voler peccare: il rimorso di coscienza, la vergogna
di fronte agli altri, la paura del castigo di Dio, le
conseguenze fisiche di un certo peccare. Un solo motivo
ha la sua approvazione: il dolore per il male che mi
faccio all’amore.
3) Mi vuole preservare da pericoli fatali: io mi posso vantare
di una mia vittoria sul peccato; io mi posso ubriacare
di una santità raggiunta che mi ottenga la stima e
la esaltazione della mia comunità. Per difendermi da
tali pericoli insidiosi il Padre tiene per sé il sacrificale
del mio peccare e pur vuole che io non desista dal tentativo
di appropriarmi del suo sacrificale.
4) Finchè non me lo cede vuol dire che non c’è ancora pronto
l’impianto per il sacrificale; occorre che io mi dia una
coscienza del sacrificale così vasta, profonda e perfetta da
poter gestire il suo sacrificale. È allora che io mi nego il
piacerale: quello del mangiare, del vestire, del sessuare,
dell’amicare, del vivere e dell’appropriare, dopo d’aver
lanciato al Padre il mio grido di efficienza piena: Padre, a
me la morte, perché viviamo del tuo amore sacrificale. Il
mio peccare cosciente: segno che accetto perché mi parla
e mi dice ciò che mi manca per fare mio il suo sacrificale.

306

Decimo dono: pregare il sacrificale.
*) Venga il tuo Regno sacrificale nel tempo e nell’eternità.
In Satana e nelle angele seguaci sue si è fissato per
sempre. In vita permane uno stato di profanazione che mi
parla della possibilità eternale.
1) Un filo di vita nell’amore mi dà dolore.
2) Assente può miracolare.
3) Se non riesce a miracolare è la morte eternale.
Non odio l’inferno, l’architetto, ma lo rispetto. Un Padre nuovo.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il vecchio
fideato e tutto lo rinnova. Tocca la preghiera del dire
egoisticale, ed ecco uscir fuori la preghiera del fare sacrificale.
Al suo Gesù si accosta pregandolo, e vuole che facciamo
altrettanto col nostro. Quando pregate, voi dite: Padre nostro.
Unica preghiera tutta sacrificale e tutta da fare. Bene appellato,
bene collocato, bene augurato, bene perorato: ‘Venga il tuo
Regno sacrificale’. Prima il sacrificale suo: non quello d’essere
o di origine mia: è già venuto. Non quello d’azione incosciente:
viene a mia insaputa; ma: venga il sacrificale d’azione
cosciente: è il mio peccare ad occhi aperti. Non lo vorrei,
ma di fatto c’è e permane. Lo vuole il Padre che ama piccolare
e vuole farlo parlare. Non basta non volere, come non
basta pregare, perché per non peccare coscientemente devo
ritrasformare la egoisticità in sacrificalità dell’amore rinnegandomi.
Questo può avvenire quando entro in azione con
l’Agente della vita Figliale, quando mi vengono sciolti i motivi
egoisticali del non voler peccare, quando mi può prevenire
da pericoli gravissimi e quando è pronto e funzionale l’impianto
sacrificale. Venga il tuo Regno sacrificale di azione
cosciente.Venga il mio peccare cosciente nel tempo; venga la
tua profanazione nel tempo. Non vorrei che la sua profanazione
avesse a oltrepassare il tempo per fissarsi per sempre
nell’eternità. Ma le cose vanno diversamente.
1) Nell’ambito angelicale la profanazione del suo nome si
è fissata eternamente. Satana è eterna profanazione dell’amore
Paterno e del suo Agente. Ne era stata battezzata
e cresimata alla pari di Micael. Con lei tutte le
angele vi hanno aderito.
2) Nell’ambito umanale la possibilità è per tutti noi. Già in
ciascuno c’è uno stato di profanazione che permane in
tutta la vita: è il sacrificale d’essere o di origine e può farci
avvertiti che quello stato può eternizzarsi coscientemente.
Infatti il sacrificale d’azione sempre incosciente alla partenza,
al suo arrivo o nel percorso può farsi cosciente.
a) Se all’amore sacrificato coscientemente riesco a
mantenere anche solo un filo di vita, non mi verrà a
mancare il dolore, che mi fa solubile il male che
coscientemente mi faccio all’amore.
b) Se la mia ostinazione nel peccare mi toglie qualsiasi
palpito di dolore, c’è ancora un filo di speranza: che
nel dolore e nella agonia fisica il sacrificale Paterno
miracolosamente possa filtrare per le maglie peccaminose
e scatenare un’ondata di generoso dolore. Un
miracolo che è impossibile quando il sacrificale fisico
finale avesse a farsi improvvisamente.
c) Ma se il sacrificale Paterno non riesce a permeare la
cute peccaminosa, allora il Padre va con la creatura
al suo sacrificale eternale. Ci va perché Lui è fedele
alla sua creatura, e perché il suo piccolare può toccare
la sazietà assoluta. Vi anela anche il Figlio, ma
non gli viene concessa.
Posso odiare l’inferno? Cos’è? È l’eterna, insolubile morte
dell’amore Paterno, vissuta nel tempo dalla sua creatura.
Non posso neppure odiare l’architetto dell’inferno angelicale
e umanale, come non posso odiare alcuna creatura che si
sia autodannata. Non odio né ora né poi, preferisco la vita.
Rispetto la sacrificalità Paterna eternamente fissata. Ma
questo Padre nuovo manifestato dal visuato Paterno vuole
la vita o vuole la morte eternale dell’amore? Nel tempo
vuole in tutti la sacrificalità dell’amore. In alcuni la vuole
anche nell’eterno. Il Padre nostro ama piccolare nel tempo
e nell’eterno. Il suo amore è sacrificale. Venga il tuo Regno
sacrificale nel tempo e nell’eterno.